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La bufala mediatica: le famiglie non vanno allo stadio per colpa della violenza

Da un’idea di Aldo Grasso sugli stadi vuoti: “Così imparano gli ultrà a credersi padroni assoluti degli spalti, a usare gli stadi per dispiegare violenza e inciviltà, a condizionare società e giocatori“. Con la superperla: “Se gli stadi non torneranno a essere un luogo sicuro e gioioso in cui poter esprimere le gioie più elementari della passione sportiva, il ricorso allo spettatore virtuale dilagherà ovunque.“. Gioioso e sicuro?

Stadi vuoti e ultras: la leggenda urbana invade le teste, come Rocco invase la Polonia in un noto film. Andare allo stadio, ad esempio prima delle modifiche agli impianti di Italia ’90, era faccenda da marines, tra tafferugli spontanei/organizzati e assenza di divisori tra le tifoserie. Persino nei film lo scontro tra i tifosi era la quotidianità delle domeniche: che spacco Ecceziunale Veramente e la citazione “cosa credi? che andiamo allo stadio per divertirci?“. Eppure gli stadi si riempivano con padri e figli.

Su violenza e inciviltà si era meno sensibili o non c’era interesse a tenere le persone davanti al tvcolor: per citare, anche senza morti e feriti, le infamie a Malgioglio o il quasi recente cartellino giallo a Ince che applaudiva i cori razzisti. Decine di episodi di ordinaria follia che chi non frequenta gli stadi dimentica per vivere in uno strumentale e fantastico mondo della nostalgia.

Gli stadi sono vuoti perché il calcio italiano è indegno quasi in ogni sua manifestazione, soprattutto in quelle eleganti e in cravatta.

Ecco alcuni ricordi sbaciucchioni di quando i padri potevano portare gli innocenti figli nei pascoli dorati degli spalti:

AngeloNerazzurro
Bari – Inter, 1989-90, vecchio stadio della Vittoria di Bari.
La partita la vidi interamente in piedi appeso alla ringhiera ignorando gli insulti che provenivano da dietro. Avevo 14 anni e intuivo vagamente perche’ sino a quell’eta’ a mio padre non gli era manco venuto il dubbio di portarmi allo stadio. Non ricordo gli insulti che ricevetti nonostante fossi poco piu’ che un bambino, cacciandomi dentro la sciarpa nerazzurra che ormai era stata notata. Ma il Bari tornava in A dopo alcuni anni, e l’Inter sfoggiava lo scudetto sul petto in una partita ufficiale…non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto sulla nostra maglia prima del 2006. Per questo devo ringraziare il mio vecchio che sapeva a cosa andavamo incontro e nonostante tutto mi accontento’, salvo poi uscire pochi minuti dalla fine nonostante le mie evidenti proteste chiuse con un ‘andiamo!’ che non ammetteva repliche.
Era un calcio davvero per famiglie eh…
Sorvolo sugli anni successivi al San Nicola che entrano gia’ nei ‘90, tra buffettoni (chiamati a Bari ‘calate’) al quarto goal del Bari in un 4-1 di umiliante memorie, alle minacce di macchine fotografiche reflex tirate in testa nel settore distinti (eh, c’e’ chi se lo puo’ permettere, chi non puo’ va nei popolari e stacca i cessi).

Mikdel76
Ricordo una giornata in particolare, che mi ha fatto capire che lo stadio era frequentato da famiglie. Avevo 11-12 anni (20 anni fa quindi). Mio padre lasciava l’auto a lampugnano, e da lì navetta. Al ritorno c’era il tipico assalto al pullman che riportava a lampugnano. Essendo giovane e pimpante (un quaresma giovane diciamo), mi lanciavo direttamente sul copriruota interno al bus, che fungeva da pratico seggiolino. Quel giorno saltando sul copriruota per sedermi, involontariamente diedi un calcetto al sedere di un signore che mi dava le spalle. Quel signore se la prese con quello dietro, e scoppiò una rissa piuttosto violenta, che coinvolse 4-5 persone piuttosto grandicelle. Nel frattempo, domenica dopo domenica, assistevo al sequestro dell’ombrello a mio padre, reo di non volere che mi bagnassi data la tenera età. Che bello, quanta sbaciucchiosaggine. Era lo stadio delle famiglie, seppur famiglie nelle quali i padri picchiano tutti gli altri membri.

a.j
Bellissimo ricordo negli anni ‘80 della mia prima (di due) partita in tribuna d’onore.Un Inter-Bilan 2-2 con gol di Kalle. Il dettaglio e’ che con mio papa’ avevamo dei biglietti “distinti” e cosi’ una rissa ed il sovranumero dei paganti ci ha fatto finire in tribuna a spintoni e con difficolta’ a respirare (avevo circa 10 anni), con la faccia schiacciata alla ringhiera.

Focus III
Mi sovvengono un paio di episodi minimi a San Siro.
Il primo è una piacevole serata a vedere Inter Nantes nei distinti: acqua torrenziale e i Boys che gentilmente allungavano gli ombrelli a quelli di sotto perché si riparassero. Che li lanciassero a tutta forza e a punta in giù è un trascurabile dettaglio. Così come trascurabili sono stati i tre km percorsi a fine partita per ritrovare il pullmann che la pula aveva fatto spostare: una bella scarpinata sotto il diluvio, distanza coperta a tempo record per evitare accoltellamenti e rapine. Di pulotti in giro nemmeno l’ombra. Tutti sotto gli ombrelli, probabilmente.
Non male anche la serata della mitica sfida Inter Slovan Bratislava, quando il seocndo rigore sbagliato dall’Evaristo venne salutato da una salva di razzi, bengala, petardi, più lancio indiscriminato di oggetti di varie dimensioni, alcuni dei quali per difetto di gittata e scarsa mira non raggiunsero il campo.
Il lancio della chitarra acustica dai popolari della curva Nord prima di Inter Az Alkmaar fu decisamente poca cosa (il chitarrista non mi risulta abbia seguito lo strumento). Insomma già nell’82 i tempi stavano cambiando in meglio.
Non cito Inter Rangers perché l’ha già fatto qualcun altro: però vedere gli skin glasvegiani lavapoco beccarsi i magnum in testa e le pedate in culo dalla celere senza fare una piega fu un’autentica rivelazione. Capii che per tornare a vincere in Europa ci sarebbe voluto un carattere che ancora non avevamo. Le facce di Lucio e Samuel rendono perfettamente l’esempio.

DIY
…che bello con Mizio che mi porto’ a vedere la finale di Coppa Italia 1986, Roma-Sampdoria, in distinti sud, il primo tempo della Roma dei giovani di Erikson (i titolari della Roma erano in Messico con la nazionale), il rigore di Desideri al primo tempo, e lo sfondamento dei vetri di divisione con la Monte Mario per tutto il secondo tempo al fine di linciare il presidente della figc Sordillo (reo di non so cosa) e i suoi accoliti giornalisti, fino all’interbentp della Celere che turo’ la falla nel divisorio a colpi di randello. Alla fine ci si accorse che, su cross di Impallomeni, Cerezo che si era imparato a colpire la palla di testa, aveva segnato il due a zero. A, dimenticavo, non c’era traccia della tifoseria avversaria…

Burruchaga
1982/1983
Partita di Serie A Fiorentina-Pisa (Eh beh, sono anche nerazzurro di toscana) che finirà 2 a 1 per i violacci…
Il mio babbo ci porta in trasferta, siamo in 4: io fanciullino , mio padre, mia sorella di 15 anni e una sua amica coetanea.
Il settore era la curva ferrovia nel quale simpatica usanza di quei tempi era quella di aprire i cancelli tra la curva e la tribuna a fine partita, naturalmente con servizio d’ordine totalmente e assente.
Basterebbe considerare che era un derby per immaginare ciò che successe a fine partita… Ma tant’è: finisce la partita e vengono aperti i cancelli, da un lato i tifosi viola che vi si accalcavano già da qualche minuto, dall’altro tifosi pisani che nel frattempo si erano procurati le armi per difendersi (aste di bandiere, lavandini ecc)…
Evvai con leggendari tafferugli… dei quali io mi ricordo un paio di teste spaccate, le urla della gente e le bestemmie del mio babbo che inframezzava “butwoman neverwing” con “‘ndiamo!” mentre ci portava via fuori dallo stadio. Naturalmente vietato aprire bocca fino alla macchina non si sa mai riconoscessero il diverso dialetto…

Cla
Anno 85 Avevo 9 anni, inter como di campionato, mio padre decide di portarmi allo stadio per la prima volta, settore “distinti” da signori! Dopo l’uno a zero di altobelli notai che allo stadio all’epoca si faceva sport: infatti c’erano tanti simpatici ragazzi che, divisi in gruppi nei “popolari” sopra di noi, continuavano a rincorrersi per poi abbracciarsi calorosamente, faceva freddo quindi da bravi ragazzi erano tutti belli coperti con passamontagna, sciarponi di lana ecc.. Anche se non ho mai capito perchè correvano con le aste delle bandiere oppure con le cinture in mano. Insomma questi han continuato fino a quando è arrivato un altro gruppo di signori piu’ grandi con le tute blu che li han fatti smettere in malo modo…mha! Quelli sì che erano stadi per famiglie dove si poteva socializzare e gustarsi il vecchio sano “calcio” (se in faccia o meno era questione di fortuna)

Kalle
Anche se giuovincello ricordo il clima sbaciucchione degli anni 80 e devo dire che mi ha insegnato molto. Effettivamente oggi andare allo stadio non ha più il gusto di una volta. Un’altro gusto aveva la psicosi della folla di mio padre che verso il 35 del secondo tempo decideva che la partita non aveva più niente da dire e che dovevamo lasciare lo stadio perchè quel clima gioviale di li a poco si sarebbe tramutato in un’orda barbarica. Quel 30 agosto 1989 Cosenza Inter 0-2 di coppa Italia lo ricorderò per sempre per aver sentito alla radio, ormai in macchina, che al 95′ segnò nientemeno
Morello e soprattutto al 119′ raddoppiò la pantegana bionda Klinsmann. Lì capii che avevo ereditato qualcosa di molto particolare oltre che la fede nerazzurra. Ebbe un gusto particolare la prima auto bruciata vista in diretta a Taranto il 23 agosto 1987 coppa italia 2-2 con goal del mitico Spillo ma soprattutto ebbe un gusto particolare il racconto dei miei zii che in occasione di un Bari Inter della stagione 1985-86 si presero ombrellate a strafottere per non essersi contenuti nell’esultanza del goal del grande Kalle Rummenigge. Sebbene fossero poche le occasioni per seguirla la mia famiglia negli anni ‘80 andava allo stadio perchè c’era l’Inter.

Mancius
AH. I vecchi stadi degli anni 80! che sbaciucchioni! ricordo chiaramente quando, quindicenne, al Del Duca di Ascoli, in un ascoli inter 1 a 0, alla mia ingenua imprecazione per l’ennesimo gol sbagliato da Ciocci (poi tardivamente ceduto proprio all’ascoli credo) venni aggredito ed insultato nel settore distinti da uno sciame di sessantenni ascolani inferociti e portato in salvo a fatica da uno zio.

Califfo
ancora vivo in me ad esempio il ricordo di quella sera di coppa con il Ranger Glasgow, quando ancora bambino dovetti ricorrere alle cure mediche per una profonda ferita alla mano dopo essermi ritrovato in una rissa tra cinquecento persone tra interisti celere e scozzesi, che, con bastoni,spranghe catene e manganelli si avviavano negli allora comodi ma spartani distinti a godersi in santa pace la partita mentre dai polpolari piovevano rubinetti e lavandini…

Donciccius
Già gli stadi degli anni ‘80: olimpico di Roma mia sorella colpita da un’arancia in un occhio, nero pesto, lanciata ad altezza d’uomo; la carica del cucs subito dopo il gol di Scanziani, un derby (0-1) con gol di oriali con cariche e controcariche nel secondo anello e tristi incontri di boxe nei distinti, per finire con la finale di UEFA a Roma dove in tribuna Monte Mario (100 mila dell’epoca) era tutto un volar di monetine alla faccia della presunta tranquillità di festeggiare in pace la coppa, Formidabili quegli anni

Direttore
“come dimenticare un fiorentina inter 1-1
(serena e passarella su rigore) negli anni 80…non ricordo se era 83 o 84…
pullman dal mio paesino…classico…di quelli con la fermata in autogrill che prevedeva il montaggio di tavolo e sedie nel parcheggio per consumare in tranquillità il prosciutto tagliato a mano con pane fatto in casa…
l’autogrill è a una quarantina di km dallo stadio franchi…ma il mattone che colpì all’orecchio uno dei partecipanti alla gita solo perchè portava la sciarpa dell’inter, proveniva da un’auto con sciarpa viola.
recatici allo stadio, in un uomo in meno, passando sotto la curva “ferrovia” che non è nemmeno quella più calda siamo stati accolti da pezzi di cemento e di cessi…
entrati in gradinata siamo stati simpaticamente strattonati e spintonati fino all’uscita…per poi essere cordialmente riammessi a prenderci i razzi che arrivavano dalle curve a venti minuti dalla fine…

10 risposte a “La bufala mediatica: le famiglie non vanno allo stadio per colpa della violenza

  1. orsogigio 09/09/2010 alle 4:24 pm

    “Quella rossonera è la maglia più bella fra tutte le squadre in cui ho giocato”. Zlatan Ibrahimovic

    mnk a confronto Capezzone sembra un rivoluzionario. ma quant’è lecchino lo svedese

  2. mickdel76 09/09/2010 alle 4:21 pm

    Ricordo una giornata in particolare, che mi ha fatto capire che lo stadio era frequentato da famiglie. Avevo 11-12 anni (20 anni fa quindi). Mio padre lasciava l’auto a lampugnano, e da lì navetta. Al ritorno c’era il tipico assalto al pullman che riportava a lampugnano. Essendo giovane e pimpante (un quaresma giovane diciamo), mi lanciavo direttamente sul copriruota interno al bus, che fungeva da pratico seggiolino. Quel giorno saltando sul copriruota per sedermi, involontariamente diedi un calcetto al sedere di un signore che mi dava le spalle. Quel signore se la prese con quello dietro, e scoppiò una rissa piuttosto violenta, che coinvolse 4-5 persone piuttosto grandicelle. Nel frattempo, domenica dopo domenica, assistevo al sequestro dell’ombrello a mio padre, reo di non volere che mi bagnassi data la tenera età. Che bello, quanta sbaciucchiosaggine. Era lo stadio delle famiglie, seppur famiglie nelle quali i padri picchiano tutti gli altri membri.

  3. Angelo Nerazzurro 09/09/2010 alle 2:13 pm

    …quasi mi dimenticavo, volevo chiedere a Mr Fat (non e’ Rafa) se sia mai entrato in uno stadio italiano? Lo so e’ una domanda del cazzo, ma che vi aspettare per un articolo del cazzo come quello? M’abbasso al livello…

  4. Angelo Nerazzurro 09/09/2010 alle 2:10 pm

    Bari – Inter, 1989-90, vecchio stadio della Vittoria di Bari.
    La partita la vidi interamente in piedi appeso alla ringhiera ignorando gli insulti che provenivano da dietro. Avevo 14 anni e intuivo vagamente perche’ sino a quell’eta’ a mio padre non gli era manco venuto il dubbio di portarmi allo stadio. Non ricordo gli insulti che ricevetti nonostante fossi poco piu’ che un bambino, cacciandomi dentro la sciarpa nerazzurra che ormai era stata notata. Ma il Bari tornava in A dopo alcuni anni, e l’Inter sfoggiava lo scudetto sul petto in una partita ufficiale…non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto sulla nostra maglia prima del 2006. Per questo devo ringraziare il mio vecchio che sapeva a cosa andavamo incontro e nonostante tutto mi accontento’, salvo poi uscire pochi minuti dalla fine nonostante le mie evidenti proteste chiuse con un ‘andiamo!’ che non ammetteva repliche.
    Era un calcio davvero per famiglie eh…
    Sorvolo sugli anni successivi al San Nicola che entrano gia’ nei ’90, tra buffettoni (chiamati a Bari ‘calate’) al quarto goal del Bari in un 4-1 di umiliante memorie, alle minacce di macchine fotografiche reflex tirate in testa nel settore distinti (eh, c’e’ chi se lo puo’ permettere, chi non puo’ va nei popolari e stacca i cessi).

  5. tripplete 09/09/2010 alle 10:33 am

    nulla in confronto alla tranquillità dei palazzetti della pallacanestro. ricordo, sarà stato l’80 o l’81, una trasferta per seguire a varese xerox milano-mobilgirgi (mi sembra). fummo accolti a braccia….piene di sassi e bulloni che spaccarono quasi tutti i finestrini del pullman. ah che tempi !!
    [NdIorg – infatti il basket italiano le famiglie non vanno a vederlo per problemi di sicurezza]

  6. burruchaga 08/09/2010 alle 10:25 pm

    Gracias
    [NdIorg – tutututu sei un gallo]

  7. burruchaga 08/09/2010 alle 8:02 pm

    azz… MEA CULPA!
    Ho scritto male, era la curva Ferrovia potete corregere?

  8. DIY 08/09/2010 alle 4:46 pm

    …che bello con Mizio che mi porto’ a vedere la finale di Coppa Italia 1986, Roma-Sampdoria, in distinti sud, il primo tempo della Roma dei giovani di Erikson (i titolari della Roma erano in Messico con la nazionale), il rigore di Desideri al primo tempo, e lo sfondamento dei vetri di divisione con la Monte Mario per tutto il secondo tempo al fine di linciare il presidente della figc Sordillo (reo di non so cosa) e i suoi accoliti giornalisti, fino all’interbentp della Celere che turo’ la falla nel divisorio a colpi di randello. Alla fine ci si accorse che, su cross di Impallomeni, Cerezo che si era imparato a colpire la palla di testa, aveva segnato il due a zero. A, dimenticavo, non c’era traccia della tifoseria avversaria…

  9. burruchaga 08/09/2010 alle 4:34 pm

    1982/1983
    Partita di Serie A Fiorentina-Pisa (Eh beh, sono anche nerazzurro di toscana) che finirà 2 a 1 per i violacci…
    Il mio babbo ci porta in trasferta, siamo in 4: io fanciullino , mio padre, mia sorella di 15 anni e una sua amica coetanea.
    Il settore era la curva fiesole nel quale simpatica usanza di quei tempi era quella di aprire i cancelli tra la curva e la tribuna a fine partita, naturalmente con servizio d’ordine totalmente e assente.
    Basterebbe considerare che era un derby per immaginare ciò che successe a fine partita… Ma tant’è: finisce la partita e vengono aperti i cancelli, da un lato i tifosi viola che vi si accalcavano già da qualche minuto, dall’altro tifosi pisani che nel frattempo si erano procurati le armi per difendersi (aste di bandiere, lavandini ecc)…
    Evvai con leggendari tafferugli… dei quali io mi ricordo un paio di teste spaccate, le urla della gente e le bestemmie del mio babbo che inframezzava “butwoman neverwing” con “‘ndiamo!” mentre ci portava via fuori dallo stadio. Naturalmente vietato aprire bocca fino alla macchina non si sa mai riconoscessero il diverso dialetto…
    Spero vadi bene anche se non c’è l’Inter di mezzo…
    Ciao

  10. cla 08/09/2010 alle 4:14 pm

    Anno 85 Avevo 9 anni, inter como di campionato, mio padre decide di portarmi allo stadio per la prima volta, settore “distinti” da signori! Dopo l’uno a zero di altobelli notai che allo stadio all’epoca si faceva sport: infatti c’erano tanti simpatici ragazzi che, divisi in gruppi nei “popolari” sopra di noi, continuavano a rincorrersi per poi abbracciarsi calorosamente, faceva freddo quindi da bravi ragazzi erano tutti belli coperti con passamontagna, sciarponi di lana ecc.. Anche se non ho mai capito perchè correvano con le aste delle bandiere oppure con le cinture in mano. Insomma questi han continuato fino a quando è arrivato un altro gruppo di signori piu’ grandi con le tute blu che li han fatti smettere in malo modo…mha! Quelli sì che erano stadi per famiglie dove si poteva socializzare e gustarsi il vecchio sano “calcio” (se in faccia o meno era questione di fortuna)
    [NdIorg – il freddo dell’85, ancora se ne parla]

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