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Archivi Mensili: agosto 2014

Avere il Palacio fino.

“Datti fuoco”, “Juventino mancato”, etc. Pfui, neanche uno che che ci abbia augurato un carcinoma o la morte dolorosa di un figlio al Luna Park. Fino a quando avremo lettori così fighetta, continueremo a scrivere col solo scopo di farvi incazzare.

Mio padre era un uomo coraggioso.

Nell’aprile del ’63, fresco di matrimonio, interruppe la luna di miele con tre giorni d’anticipo per sedere in tribuna allo Stadio di Torino per un decisivo match contro la Juventus.

Quell’ardita alzata d’ingegno avrebbe potuto facilmente sfociare in tragedia, o quanto meno risolversi con una richiesta d’annullamento del vincolo nuziale alla Sacra Rota. Tuttavia, complici la docilità di mia madre e il destro di Mazzola, la vicenda si concluse in trionfo: uno a zero in trasferta e scudetto virtualmente assegnato.

Ahimé, non sono un tipo altrettanto intrepido. Non voglio dire che appartengo alla categoria dei mariti che trovano normale comunicare affetto alle proprie consorti pigolando frasette lagnose, anche quando si tratta di donne frizzantine. Al contrario, pur essendo relativamente succube della mia metà, indosso con una certa disinvoltura il cliché del maschio italico ruspante, in grado di far vivere la propria compagna nel pregiudizio per il resto della vita, in caso di iniziative inadeguate.

No, l’audacia di cui difetto è quella nei confronti dell’Inter, che dopo anni straordinari è da troppo tempo tornata ad un anonimato che mal si concilia con la mia impareggiabile protervia calcistica. Al di là di alcuni problemi logistici che mi impedirebbero di frequentare San Siro anche in caso di risultati ai livelli dell’ultimo triennio dell’Al-Ahly Cairo, da sobrio non capisco come si possano investire anche solo dieci euro per assistere live alle gesta di un gruppo che in meno di un lustro è passato dall’affrontare con spocchia il Barcellona al dover “scordare il risultato dell’andata” contro lo Stjarnan.

Non ce l’ho con nessuno: non con i giocatori, non con gli allenatori, non con la società presente e passata e nemmeno con i tifosi che popolano il Meazza nonostante tutto. E’ proprio una questione genetica: il mio vecchio mi ha trasmesso il cromosoma del tifoso bavardo, che si sente gratificato solo da sfide all’altezza della fama ultrasecolare del suo team. Vincerle o perderle è un dettaglio, giocarle una necessità.

Sia chiaro, ho una bocca buonissima, ma credo che non sia un caso se nell’immaginario comune sorseggiare champagne è più seducente che tracannare vino in cartone. Del resto, se De Niro ne “Il cacciatore” non sostiene che “quando un uomo dice no al lambrusco, dice no alla vita”, chi sono io per discutere i riferimenti dello sceneggiatore?

Perciò, senza alcun rancore, in bocca al lupo all’Inter per una stagione divertente, ancorché molto ai margini del football che riesce ad entusiasmarmi. Ne seguirò i risultati da lontano, con quell’aria distratta e antipatica da snob del pallone. Non vogliatemene per questo, ma anzi richiamate la mia attenzione quando saremo di nuovo agli ottavi di una Champions League.

Potrei persino decidere di interrompere una vacanza in famiglia per tornare in tutta urgenza sugli spalti.

Chissà.

Siamo noi, siamo noi! I vincitori del preliminare di Europa League siamo noi!

Paura di un cazzo.

Stjaajajrjjajarnan schiantato, si va in Europa. Svegliateci quando saremo nei quarti di Champions League.

Dopo questa straordinaria affermazione, nessun mobile Ikea potrà mai più farci paura.

Standing ovation al Meazza per i gol di Kovacic ai quadrumani islandesi. San Siro è tornato ad essere tutta campagna.

Tripletta del croato, che stacca di due reti Toldo nella classifica dei cannonieri nerazzurri di tutti i tempi.

Segnali importanti anche da M’Vila e Osvaldo: entrambi respirano senza macchinari.

Comunque ottima la prova da parte di tutti i giocatori in campo. Nella Úrvalsdeild spaccheremmo svariati culi.

A mezzogiorno il sorteggio. Speriamo di evitare il girone di ferro con Rio Ave e Asteras Tripolis.

Mentre voi siete a Ibiza, noi andiamo a vedere l’esordio di Samuel a Basilea. Neanche convocato.

Stadio Basilea

Parcheggio sotto le tribune a 3 €

Oggi eleggono Tavecchio per occuparsi dei molti interessi di pochi.

Intanto a Gotham City… solita esperienza mistica a Basilea in un qualsiasi stadio estero di Paese civilizzato: biglietterie con il bancomat, bagni puliti con la carta igienica, 100 baracchini dentro lo stadio per mangiare e bere birra, visibilità perfetta in ogni posto, binario del treno con accesso dalle tribune, parcheggio interno a 3€ per 4 ore..

Si capisce che il Basilea ha potuto permettersi uno stadio del genere perché fattura moltissimo ed è popolare fuori dalla Svizzera.

Unico tocco di italianità: lo steward compaesano che consiglia di prendere i biglietti in G1che costano meno“. Entri e scopri che i settori dello stadio non sono divisi e non ci sono controlli. Tutti gli svizzeri al loro posto: ed è lì che abbiamo riflettuto ammirati sulla serietà svizzera e sulla pochezza culturale italiana mentre sorseggiavamo champagne a sbafo in uno Sky box.

Tavecchio: non partiamo dagli stadi e dai servizi ai tifosi che vogliono vedersi le partite dal vivo. Partiamo dalla revisione dei procedimenti operativi (punto uno del programma).

Samuel ancora non convocato: l’uomo che pur di non giocare contro l’Inter ha rifiutato la Sampdoria, preferendo essere pagato di più e giocare la Champions League.

Ma a noi piacciono così, quelli forti si pagano: i volontari li lasciamo volentieri agli altri.

Punto 1 del programma di Tavecchio: tutto chiaro

Punto 1 del programma di Tavecchio. Tutto chiaro: “Ridefinizione delle gerarchie, modifica dei ruoli assegnati, etc”. Intanto sulle scale di San Siro c’è odore di piscio da 40 anni.